Masseria Trappeto del Re. Il regno di Maria Antonietta.

By 30 maggio 2016 Filo di Perle

Alla Masseria Trappeto del Re, il vero lusso della vita: eleganza, natura e accoglienza autentica.

Ulivi secolari attorcigliati dall’età e dal vento. Agrumeti, muretti a secco e fichi d’India. Il mare cristallino di Fasano a meno di un chilometro. E poi, all’improvviso, la luce cangiante che abbaglia lo sguardo: eccole, le forme squadrate in calce bianca delle storiche residenze rurali di Puglia. Ed ecco la Masseria Trappeto del Re: oggi oasi di incanto e relax, ieri sede dell’antico frantoio regio (ancora visibile sottoterra appena fuori dall’edificio centrale).

trappeto del re 3L’arrivo qui ha l’effetto di un approdo sicuro, al riparo dai marosi dello stress, del chiasso e degli standard irragionevoli di un turismo che sciabatta su percorsi obbligati e falsamente democratici. Qui regnano la calma, l’amore per i dettagli e la qualità della vita, invertendo a U le regole ottuse della gestione del territorio, che lisciano il pelo ad aquapark e Archeolidi deridendo Egnazia, le sue mura a mare e una grandezza colpevolmente dimenticata.

Ma non da tutti. E non da noi, guidati da una padrona di casa che ama sinceramente i suoi luoghi e la sua terra: Maria Antonietta, che della famosa regina non ha soltanto il nome. E’ lei ad aver progettato le due eleganti suite della masseria, in ogni prezioso dettaglio. E’ lei che prepara marmellate, torte e leccornie di ogni tipo per la colazione sul “terrazzo prua” della casa, dominante il mare e gli uliveti. E’ lei che (ma solo se le andate a genio!) vi inviterà a cena o a fare le orecchiette con mamma Maria, amabile interprete di una sapienza che staresti ore ad ascoltare, senza più muoverti da lì.

E’ sempre Maria Antonietta che ha trasformato lo spazio antistante le stalle in un giardino delle delizie: gli ospiti ne possono usufruire liberamente, senza doverlo condividere con nessuno. All’ombra di un fico e di un carrubo secolare, si chiacchiera, si riposa, si prende il sole. O anche, ci si perde nei pensieri ammirando le ninfee della fontana. Il tempo intanto va, seguendo un ritmo tutto suo e disegnando intorno agli ospiti un’oasi di quiete e di bellezza.

Intorno, numerose opportunità di piacere e di scoperta: il borgo di Savelletri e i suoi pescatori, il Canale di Pirro e le sue vigne, la Selva di Fasano e la sua vista spettacolo. E poi, poco oltre, Alberobello, Cisternino, Polignano a Mare e tutte le meraviglie che la Puglia racconta al mondo da sempre.

Il punto è un altro, però. Perché è facile entrare alla Masseria Trappeto del Re. Difficile, tanto, è uscirne.

Per informazioni: http://www.masseriatrappetodelre.it/home_ita.html

 

 

 

 

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Al Salone del Mobile 2016 va in scena la celebrazione dell’italianità.

By 16 aprile 2016 A Ruota Libera

Salone del Mobile 2016. Comanda il Made in Italy più autentico.

Mobili icona, firme storiche, heritage che affondano le proprie radici nel tempo, nel talento e nel territorio italiano: al Salone di Milano 2016, chi ce l’ha sfoggia tutta la propria italianità. Da Vico Magistretti a Gaetano Pesce, da Mario Bellini a Piero Bottoni, dalla Puglia al Veneto, da Livigno a Sorrento, è tutto un viaggio in un patrimonio nazionale che mai come oggi è capace di parlare il linguaggio del presente e di ispirare rinnovata modernità.

Sarà che la bellezza, quella vera, non conosce il passare del tempo. Sarà il bisogno di certezze e rassicurazioni. Sarà pure che a guardare certe creazioni ci si stupisce ancora come un secolo fa. Ciò che salta agli occhi è che, al di là di provocazioni più o meno furbe (che trionfano soprattutto tra gli eventi del Fuori Salone) ciò che resta nella mente a fine giornata sono ancora loro: i protagonisti della storia italiana del design e dell’arredamento.

valeria canavesi salone 4Zanotta, Cassina, Riva 1920. Poliform, Kartell, Meritalia, Lago. Natuzzi Italia, Poltrona Frau, Valsecchi 1918. Ogni stand è una tappa che esprime alta artigianalità, conoscenza dei materiali, creatività funzionale, sapienza nel cuore e nelle mani. Un patrimonio che mai come in questa occasione si palesa a ogni passo, liberi da certe soggezioni provinciali a cui noi Italiani cediamo con facilità quando calchiamo palchi internazionali.

Chi scrive è consapevole che sarebbe troppo semplicistico ridurre il Salone del Mobile 2016 a uno show off dell’italianità. Eppure è proprio in questo contesto, capace come pochi altri di radunare in Italia il mondo intero, che si palesano con fierezza il valore, il prestigio e la qualità del Made in Italy più autentico.

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Nel Cilento. Invito al viaggio in un territorio spettacolare.

By 5 aprile 2016 EBOOKS

Nel Cilento è un ebook dedicato a un luogo unico, capace di sorprendere e tramortire.

Per smartphone, tablet, pc: scarica e acquista su Book Republic & Mondadori Store

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Potete anche non partire, sarà la lettura a portarvi via. Nel Cilento è un invito al viaggio che vi accompagna passo passo alla scoperta di un territorio potente, capace di stupire come pochi altri, diventato Parco Nazionale prima e Patrimonio Unesco poi. Centinaia di foto, link, dritte e ricostruzioni storiche si aggiungono a una narrazione suggestiva come i luoghi che vengono raccontati.

Dal mare alle foreste, dalle spiagge alle nevere del Cervati. Dai baroni Sanseverino al brigante Tardio, dalla dieta mediterranea alle grotte di Castelcivita. Dai templi di Paestum alla Certosa di Padula, dai fiumi portentosi alle cascate di muschio. Nel Cilento è un libro che viaggia su e giù per strade e tornanti, delineando un percorso che segue le leggi della storia e della natura, riservando tuffi al cuore e svariati colpi di scena.

Nel Cilento è una guida per chi si vuole godere il viaggio anche di persona: alle informazioni di tipo generale aggiunge segnalazioni di locande meraviglia, resort seicenteschi, eccellenze del territorio ed esperienze autentiche, davvero lontane dai cliché che spesso accompagnano i racconti di questo territorio unico.

Il libro è dedicato al sindaco pescatore Angelo Vassallo, che più di tutti comprese il valore del Cilento.

cilento cover

INCIPIT

E’ un pugno, il Cilento. Un pugno di pietra conficcato tra il mare e la pianura. 

Il colpo arriva secco: qui comanda Madre Natura e non ammette discussioni. Si impone con la potenza delle sue foreste, delle sue dolomiti infilzate sulla costa o tra le montagne. Con le grave, gli orridi e gli inghiottitoi, aperti come brecce nella roccia da fiumi fieri, che non ubbidiscono a nessuno.

Grotte, dirupi, scogli a finestra. Faggete secolari, tramonti roventi, borghi rapaci.  Memorie di miseria e nobiltà, covi di briganti.  Strade ritorte al passo di santi, filosofi, eroi e assassini.

E’ un pugno, il Cilento. Puoi schivarlo e correre via, abbandonando il campo. Oppure puoi restare, sfidando le emozioni, la fatica, il batticuore. E lasciarti tramortire.

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Al Sacro Monte d’Orta. Viaggio tra natura, arte e spiritualità.

By 23 gennaio 2016 Sbagliando Strada

Sull’altura sopra Orta San Giulio c’è il Sacro Monte d’Orta: un luogo d’incanto, dedicato a San Francesco d’Assisi.

Una Riserva Naturale. Un parco di faggi, querce e agrifogli. Un panorama da cartolina sul Lago d’Orta. Siamo al Sacro Monte di Orta, dove il tempo si è fermato e dove, una volta entrati, viene spontaneo alzare lo sguardo e abbassare subito la voce.

Il luogo è diventato Patrimonio Unesco nel 2003 e fu progettato dall’architetto cappuccino Cleto da Castelletto Ticino su commissione dell’abate Canobio come connubio ideale tra fede e natura, dedicato ai pellegrini di ogni tempo e classe sociale. La devozione a San Francesco si esprime in 21 cappelle collocate nel parco, che le circonda e protegge attraverso un percorso suggestivo che si snoda tra alberi, colori e profumi di bosco.

Ogni cappella è dedicata a un momento della vita del Patrono d’Italia, forse il santo più venerato di tutti: la sua nascita, la sua conversione e la sua storia sono raccontate in ogni cappella attraverso scene di grande effetto, comprensibili anche ai fedeli non istruiti del tempo. Ogni fase della vita di san Francesco è accuratamente ricostruita con dipinti e statue in legno ad altezza naturale, in taluni casi presenti in grandi quantità (come nella scena dedicata alla visita al Papa, dove si contano decine e decine di statue diverse). L’inizio dei lavori si data al 1590, ma costruzioni e allestimenti si protrassero per più di un secolo: questo spiega la differenza di gusto e riferimenti stilistici tra una cappella e l’altra, a cui lavorarono di volta in volta vari artisti, e anche artigiani locali.

Passeggiando tra un tempietto e l’altro si viaggia un po’ anche dentro se stessi: la natura induce al silenzio, alla riflessione, alla contemplazione. Tra alberi centenari e viali ombrosi, si aprono scorci meraviglia sul Cusio: l’Isola di San Giulio trionfa in mezzo al lago, ma si riconoscono con facilità anche i paesi della sponda occidentale (Pella, Cesara) e il Santuario della Madonna del Sasso, che svetta sul suo sperone eterno di roccia e granito. Indubbio il valore del parco anche in termini paesaggistici e naturalistici, motivo per cui il Sacro Monte d’Orta è diventato Riserva Naturale nel 1980.

L’invito è alla scoperta: a sole due ore da Milano si entra in una dimensione di bellezza e quiete, concedendosi una pausa da dedicare a se stessi, al paesaggio e – ancora una volta – all’incredibile ricchezza del nostro Paese.

Orari & Informazioni: www.sacromonte-orta.com

 

 

 

 

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Betulla. La dama bianca.

By 3 dicembre 2015 Alberi Maestri

La betulla è un albero di luce, elegante e misterioso: una vera signora del bosco.

La betulla è un albero affascinante, che attira da sempre le attenzioni dell’uomo. La sua corteccia bianca è il segno particolare con cui la si impara da bambini e poi non la si dimentica più. E’ la dama del bosco, grazie al suo portamento elegante e alle sue forme  slanciate e aggraziate, mai troppo alte, né troppo invadenti. Ama stare in compagnia, e non è raro trovarla nelle cerrete, nelle faggete e anche tra i larici e i pecci.

betulla valeria canavesi 2La betulla è un albero del freddo, che accompagna i paesaggi del Nord dal circolo polare artico fino agli Appennini. La troviamo nelle illustrazioni delle fiabe russe, accanto alle isbe o nelle tundre coi lupi; per gli sciamani siberiani è l’albero cosmico: la pianta della vita. Compare tra le piante di San Giovanni e del solstizio d’estate, perché le corone dei suoi rami esposte fuori dalle porte proteggevano stalle e proprietà dagli spiriti del male.

Predilige il fresco, e al vento sa far suonare le sue foglie a forma di cuore. E’ leggera e sinuosa, ma anche incredibilmente resistente: può sopportare temperature rigide, anche sotto i 20°C. L’aspetto non vi inganni: il suo legno vibra e batte come i bastoni dei pastori ed è tra i pochi adatti a fare da traverso nelle slitte; le sue radici sono possenti, tra le più forti nell’imbracciare il terreno scosceso di scarpate e pendii. La betulla possiede anche proprietà drenanti e diuretiche: le sue foglie, i suoi germogli e la sua corteccia sono utilizzati da sempre per tisane dagli effetti benefici e purificatori, che la resero famosa nei secoli scorsi con l’appellativo di Pianta renale d’Europa.

Mauro Corona la definisce “la regina del bosco” e Mario Rigoni Stern, nel suo Arboreto Selvatico, ne parla così: “Delle betulle non capivo la bellezza; vicino a loro giocavamo in primavera quando scioglieva la neve, senza alzare gli occhi ai loro rami celestiali. E l’uso dei nostri antichi, che a maggio manifestavano il loro amore alle ragazze del villaggio con rami di betulla appena sbocciati posti davanti agli usci delle loro case, si è perduto a contatto con la civiltà mediterranea.”

Si presenta in varie specie: c’è la Betula pubescens, pendula verrucosa; si trova quella alba e anche quella nigra. Sull’Etna c’è la Betula aetnensis, specie endemica dalle dimensioni più ridotte. In Italia cresce sulle Alpi e tra gli Appennini: gli esemplari più maestosi si stagliano nei cieli di Merano, a ridosso del fiume, e a Burano, nei pressi dell’imbarcadero. Betulle monumentali sono sul Monte Ferro (in provincia di La Spezia) e al Pian delle Betulle, in Alta Valsassina (in provincia di Lecco). Alla Caldara di Manziana, nel Parco Naturale di Bracciano, si trova un relitto post-glaciale di questi alberi candidi, insolitamente presenti a queste latitudini. Purtroppo, come tutte le cose belle, la betulla ha vita breve e difficilmente supera i 60/70 anni di età.betulle valeria canavesi

Nome: vari, a seconda delle specie

Famiglia: Betulaceae

Curiosità: dalla sua linfa zuccherina si ottiene, dopo apposita fermentazione, una bevanda chiamata Birra di Betulla

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A Barolo. Libro in viaggio alla scoperta della Bassa Langa.

By 10 novembre 2015 EBOOKS
barolo 1 valeria canavesi

A Barolo è un ebook fotografico alla ricerca dell’identità di un luogo. Che racconta del re dei vini e del vino dei re, ma non solo. A 3,99 €

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Un castello, un paesino, le vigne, un vino superstar: Barolo sembrerebbe tutto qui (o almeno, è ciò che la sua riservatissima indole langarola vorrebbe farci credere).

Invece no: chi ha fiato e curiosità per sgambare tra secoli e vigne può scoprire molte altre storie, legate a una terra schiva, il cui passato ha ancora le unghie nere di chi ha lavorato la terra prima del boom vitivinicolo e dell’enogastronomia Made in Italy. Barolo e la Bassa Langa hanno visto le battaglie tra Liguri, Celti e Romani; hanno sopportato le prepotenze di nobili feudatari; hanno acclamato donne illuminate, nascosto Resistenti e Partigiani. E hanno masticato amaro ai tempi della malora fenogliana, della siccità e delle emigrazioni di massa senza perdere la loro dimensione poetica, sospesa nel tempo e nello spazio.

A Barolo è un viaggio alla ricerca di paesaggi, eventi e testimonianze oggi sovrastate dal re dei vini e le sue vigne imperanti. Si naviga tutta la Bassa Langa, terramare di colline, paesi e castelli meraviglia, scovando borghi eretici, edicole votive romane e memorie di illustri statisti. Da Monforte a Diano d’Alba, da Grinzane a Castiglione Falletto, da La Morra a Novello, la storia prende per mano e accompagna nel territorio di un’Italia nota, ma in realtà ancora tutta da scoprire.

INCIPIT

cover baroloUn paesaggio di su e di giù. Dune verdi in estate, oro in autunno e color nebbia durante l’inverno. Colli e canneti, castelli e borghi medievali, cascine e cappelle votive. E poi filari, filari, filari, ricamati come catenelle all’uncinetto da operosi vignaioli e SPA del wine business. Geometrie di vigne a perdita d’occhio, cucite insieme da sapienze antiche e moderne ambizioni, in un patchwork territoriale campestre ed elegante al tempo stesso. La caccia a Barolo inizia da qui, a sud di Alba, tra il fiume Tanaro e il Belbo, nel cuore della Bassa Langa: siamo nella terra del Nebbiolo, la Langa del Barolo, vino dei re e re dei vini…

 

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La Piazzetta. Il covo di Carmela e Alì.

By 26 settembre 2015 Filo di Perle

La Piazzetta è un’osteria con alloggio a Valle dell’Angelo, un rifugio di umanità ed eccellenza nella terra dei briganti, nel Cilento più puro.

Ci arrivi da Piaggine, da Laurino, da Rofrano o da Sanza, dopo chilometri di ritorte stradine in saliscendi. Cerri, ulivi, fichi d’india. E curve. E asfalto piegato dalla franosa fragilità degli Appennini, insieme al fascino di boschi secolari, fitti fitti, che avvolgono il cammino chiudendosi a volta sopra il cielo. A Valle dell’Angelo, e all’Osteria La Piazzetta,  non si arriva per caso: o è per scelta o è per destino. E in entrambi i casi è un privilegio, approdare qui.

valle dell'angelo valeria canavesi

Ad accogliervi può esserci Carmela, chef di eccellenza e garbo d’altri tempi; oppure Alì, uomo di montagne e storie rare, a cui basterà un’occhiata per capire subito di voi. Marito e moglie, una coppia di resistenti gentili e fieri, un baluardo del Cilento più autentico proposto in piatti sublimi e racconti che ci passeresti la notte, ad ascoltarli. In questi territori lo Stato ha disertato da tempo ed è difficile non cedere alle lusinghe dell’abbandono: molte le case vuote, pochissimi gli abitanti (a Valle dell’Angelo sono 169). Eppure Carmela e Alì sono piantati qui, come i faggi delle foreste sul Cervati, a presidiare luoghi, tradizioni e sapienze antiche. A offrire ristoro e ospitalità a viaggiatori e buongustai di tutto il mondo (numerosi gli stranieri che fanno tappa a La Piazzetta, complice una Chiocciola Slow Food meritata da anni).

A La Piazzetta non esiste un menù e non si arriva senza prenotazione, perché la cucina mette in tavola solo ciò che si coglie nell’orto al mattino. Ogni piatto è un viaggio al ritmo dei frutti delle stagioni, in perfetto equilibrio tra qualità degli ingredienti e una sapiente abilità nel trattarli.  Chi scrive si è seduto a tavola con l’inizio dell’autunno e può maldestramente narrare di tortini di zucchetta guarniti con pesto di mandorle, peperoni ripieni all’acquasale, mele grigliate con scaglie di pecorino – utili a rinfrescare il palato prima di assaporare maltagliati fatti a mano con porcini appena raccolti, piatti della domenica con polpette di ricotta di pecora, braciole e salsicce al ragout e uno strepitoso dessert: il raviolo al fagiolo bianco di Gorga con marmellata di castagne, buccia d’arancia e cannella. Ogni presentazione è un trattato di eccellenza alimentare e la pacatezza con cui Carmela racconta è la stessa con cui cucina: agli ingredienti di stagione vanno aggiunti tanta calma, tanta cura, più tutto il tempo che ci vuole.

faggeta valeria canavesiQuando poi, satolli e felici, ci si appresta a gustare il caffè, il talento di Carmela lascia spazio all’estro anarchico di Alì. Se gli andate a genio vi dirà del lupo e delle nevere, dei briganti e delle gole del Sammaro, delle grave e degli inghiottitoi nascosti dai faggi sul Cervati (il monte più alto della Campania, a poca distanza). Vi parlerà dell’acqua che suona, di segrete Vie del Sale, del pisciaturo rili ciucci. E magari avrete la fortuna di poter restare a dormire, nel suo albergo diffuso in paese (gli audaci chiedano la camera 41 bis!) o al Rifugio Cervati in montagna, scoprendo passo passo la natura del luogo e quella di persone speciali e appassionate, capaci in poco tempo di lasciare un segno profondo, nella memoria e nel cuore.

Osteria La Piazzetta – Piazza Canonico Iannuzzi , Valle dell’Angelo (SA) + 39 0974 942008 

Rifugio Cervati – www.rifugiocervati.it 

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Passeggiando per Sala Comacina. Scorci di Lario incantato.

By 21 agosto 2015 Sbagliando Strada

Sala Comacina è un piccolo comune, affacciato a sfioro sul Lago di Como, proprio davanti all’isola Comacina.

È difficile raccontare il Lago di Como e le sue atmosfere a chi non sa. È questione di scrosci a schiaffo, giardini-ricamo strappati alla roccia, viuzze antiche nel silenzio cicala di gazebo in pietra, ulivi e oleandri. È mal di piedi sui sassi a entrare nell’acqua, odore di alghe e onde verdi, voli di nibbio e di rondone, suoni sommessi di eleganti piroscafi storici.

L’incanto si presenta anche qui, a Sala Comacina: paesino stretto come un pugno che affiora, quasi fosse un ricordo, dalle acque scure del Lario. E’ un grumo di case colorate (alcune anche troppo) abbarbicato caparbio su quel poco di terra non verticale che si accuccia sotto la Via degli Ulivi: qui inizia infatti la Zoca de l’Oli, zona del lago dove si produce un extravergine di tutto rispetto.

La chiesetta di San Bartolomeo fa da centrino al borgo; intorno, si diramano stradine e discese a lago, hotel e ristoranti, lidi, approdi e porticcioli. Nessun rumore motore, da queste parti: si va a piedi, godendo di gradini in saliscendi e scorciatoie acciottolate, che approdano su piazzette schive e passeggiate antiche.

sala comacina valeria canavesi 8Cipressi, Cedri del Libano e platani centenari. Cigni, svassi e folaghe. Bisce d’acqua e libellule blu. Ed eccola, la via Regina antica: si diparte in silenzio, zitta zitta, verso Ossuccio. C’era lo spazio per passarci a cavallo – ma solo uno alla volta! – tra le mura di pietra alte due metri che fanno da confine a ville e parchi meraviglia. Tra cancelli in ferro battuto e cappelle votive si oltrepassa un fiume, il cui greto fu pavimentato dai Romani, e si sbircia curiosi quel che si può: gazebo e fontane, viali curati e viste lago mozzafiato. Nel verde ombroso si intravede il giardino di Villa Rachele (detta anche La Puncia, perché sporge nel lago): un tempo si chiamava Villa Beccaria perché fu proprietà del nonno del Manzoni. Qui visse per anni Cesare Cantù e qui soggiornarono intellettuali e artisti di ogni tempo (tradizione antica sul Lario: non lontano da qui la Villa del Balbiano e quella, splendida, del Balbianello- a cui abbiamo dedicato un libro).

Il tratto è breve, ma non il percorso all’indietro nel tempo, che approda a piccole spiagge e a insenature tranquille. L’Isola Comacina intanto non smette di guardarti e di fare l’occhiolino: è proprio lì, e ti sembra di poterla toccare con un dito. Fino al ritorno al paese, e alla realtà.

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Rosso Porpora. Un borgo, due fratelli, la Sardegna più pura.

By 28 giugno 2015 Filo di Perle

Rosso Porpora è un antico villaggio rurale, dove i fratelli Steri accolgono viaggiatori appassionati, vicino al mare più bello del mondo.

a riveder le stelle rosso porpora 7Se non lo sai non ci arrivi. Il borgo Rosso Porpora gioca a nascondino fino all’ultimo, gelosamente protetto da lentischi, olivastri e dalle vigne basse di Carignano, vitigno superstar autoctono del Sulcis. Il villaggio sbuca fuori all’improvviso in località Is Loccis Santus e libera tutti alla fine di una stradina ricamata da muretti a secco, fichi d’india e rovi di more. Lo trovi solo seguendo le attente indicazioni di Antonello Steri, che insieme al fratello Adriano ha restituito la vita a questo antico Medau nei pressi di San Giovanni Suergiu, oggi completamente ristrutturato nel rispetto della bioedilizia artigianale dettata dalla tradizione storica del luogo.

Terra cruda, terracotta, pietra locale, giunchi, bambù: ogni parete, arco, tetto o pavimento è stato costruito a mano rispettando il saper fare di Fenici e antiche popolazioni nuragiche. Un patrimonio di conoscenza salvato per sempre dall’oblio, tramandato con cura di generazione in generazione, capace di stupire per armonia costruttiva e qualità abitativa. Le case non hanno condizionatori: qui si impara ad aprire e chiudere le finestre, aerando la casa a seconda del vento. C’è maestrale? Socchiudi a nord ovest. C’è scirocco? Spalanca a sud est. I venti opposti, la luce e l’ombra, il caldo e il fresco: non si premono telecomandi ma si apprendono i cicli del cielo, che di notte si accende di stelle illuminando voli di allocchi e frinire di grilli. a riveder le stelle rosso porpora 2

No TV, no maxischermi. Perfino i cellulari abbassano la voce, come gli ospiti del borgo, a cui viene riservata un’esperienza di umanità straordinaria: premurosa come le attenzioni di Antonello, schietta come la stretta di mano di Adriano, dolce come i sorrisi di Alessandra. Adulti e bambini riscoprono qui il piacere di dimenticarsi che ora è, ascoltare dritte preziose su spiagge e gioielli del territorio, aspettare chiacchierate e  racconti  che fan tirare tardi la sera, come belle fiabe prima di andare a dormire.

Il borgo è il nido in cui rifugiarsi dopo le escursioni meraviglia del giorno. Tappe obbligate: le dune imponenti e il mare diamantino di Porto Pino e Cala Domestica; le calette nascoste di Teulada e Sant’Antioco; i fenicotteri rosa nelle lagune a Porto Botte. E ancora: il razionalismo puro di Carbonia, il romanico elegante di Tratalias, le miniere Unesco scavate sulla costa o nell’entroterra dell’Iglesiente, opere ingegneristiche straordinarie riaperte al pubblico da qualche anno (info e approfondimenti qui).

Emozioni forti, sapori autentici, luoghi di bellezza rara attendono chi ama i viaggi e l’Italia più autentica, al borgo Rosso Porpora. Chi ci viene si porta via un pezzo di Sardegna, e non la dimentica più.

BORGO ROSSO PORPORA di Adriano e Antonello Steri

www.borgorossoporpora.com – + 39 347 9497274 – rossoporporaweb@gmail.com

 

 

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Il cirmolo. Re delle Alpi.

By 17 maggio 2015 Alberi Maestri, Temi

Il cirmolo è un albero nobile ed è l’unico che sopravvive oltre i 2000 metri di quota.

Non c’è che dire, il cirmolo mette soggezione. Sua altezza è maestoso, e vigoroso come il verde scuro della sua chioma folta. E’ schivo, taciturno e non ama la compagnia: lo trovi spesso da solo o in piccoli gruppi, abbarbicato in quota anche sopra i 2000 m slm, tra basse ericacee e disordinati cespugli di pino mugo, inginocchiati sotto di lui.

Ha spesso il tronco contorto, come se il suo legno avesse digrignato i denti durante l’inverno. Del resto, in alto il vento spira gelido; cascano frane, precipitano valanghe; il sole fa capolino di rado e si va decine di gradi sottozero, magari per mesi. Ma il cirmolo sopporta, non si lamenta. Non teme il freddo e nemmeno le intemperie estive, quando i fulmini picchiano come fabbri sulle incudini delle rade, colpendolo mentre svetta verso l’alto e spaccandogli sovente la cima, dividendola in due. E non si scompone nemmeno quando piove: anzi, fa scorta d’acqua inzuppando il suo legno, che diventa assai morbido, duttile agli scalpelli e agli scossoni di neve.

Il cirmolo cresce regale, con calma. Non diventa adulto prima dei 40 anni e con la sua pazienza può raggiungere anche i mille anni di età. Ogni tanto – circa un anno ogni cinque – produce semi in quantità: pinoli gustosi e robusti. Se fosse per lui, però, cadrebbero ai suoi piedi, sotto i suoi rami possenti e ombrosi, e non avrebbero né luce, né spazio, né terra sufficiente a mettere radici. Ed ecco il suo segreto per la successione, che ha le ali e anche il becco: si chiama nocciolaia, uccellino ghiotto e furbo che fa scorta di pinoli, sotterrandoli qua e là per cibarsene fino all’autunno. Ogni tanto però si dimentica un nascondiglio: è lì che spunteranno i cembri di nuova generazione.

Dà vita a grappe amare e a tisane contro il raffreddore; il suo profumo aromatizza schiume da bagno e deodoranti per ambienti. Il suo legno profumatissimo respinge i tarli. Tenero e pastoso, viene usato per rivestire le stube in Sud Tirolo o per costruire mobili; è materia prima per abili scultori ma non per il camino: quando brucia si arrabbia ed emette un odore fastidioso. La sua tranquillità lo rende adatto a diventare un letto o una culla per bambini: il suo abbraccio rilassa e fa dormire più sereni.

E’ l’albero a cui lo scrittore Erri De Luca afferma di assomigliare; Mauro Corona dice di lui che “rappresenta la domenica del bosco, il giorno di festa, la giornata del riposo e del sorriso” (cit. Le voci del bosco, Mondadori).

In Italia il cirmolo trionfa in Alto Adige e su tutto l’arco alpino.

Nome: Pinus cimbra L.

Famiglia: Pineaceae

Curiosità: gli aghi del cirmolo si presentano in mazzetti da 5

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