Masseria Trappeto del Re. Il regno di Maria Antonietta.

By 30 maggio 2016 Filo di Perle

Alla Masseria Trappeto del Re, il vero lusso della vita: eleganza, natura e accoglienza autentica.

Ulivi secolari attorcigliati dall’età e dal vento. Agrumeti, muretti a secco e fichi d’India. Il mare cristallino di Fasano a meno di un chilometro. E poi, all’improvviso, la luce cangiante che abbaglia lo sguardo: eccole, le forme squadrate in calce bianca delle storiche residenze rurali di Puglia. Ed ecco la Masseria Trappeto del Re: oggi oasi di incanto e relax, ieri sede dell’antico frantoio regio (ancora visibile sottoterra appena fuori dall’edificio centrale).

trappeto del re 3L’arrivo qui ha l’effetto di un approdo sicuro, al riparo dai marosi dello stress, del chiasso e degli standard irragionevoli di un turismo che sciabatta su percorsi obbligati e falsamente democratici. Qui regnano la calma, l’amore per i dettagli e la qualità della vita, invertendo a U le regole ottuse della gestione del territorio, che lisciano il pelo ad aquapark e Archeolidi deridendo Egnazia, le sue mura a mare e una grandezza colpevolmente dimenticata.

Ma non da tutti. E non da noi, guidati da una padrona di casa che ama sinceramente i suoi luoghi e la sua terra: Maria Antonietta, che della famosa regina non ha soltanto il nome. E’ lei ad aver progettato le due eleganti suite della masseria, in ogni prezioso dettaglio. E’ lei che prepara marmellate, torte e leccornie di ogni tipo per la colazione sul “terrazzo prua” della casa, dominante il mare e gli uliveti. E’ lei che (ma solo se le andate a genio!) vi inviterà a cena o a fare le orecchiette con mamma Maria, amabile interprete di una sapienza che staresti ore ad ascoltare, senza più muoverti da lì.

E’ sempre Maria Antonietta che ha trasformato lo spazio antistante le stalle in un giardino delle delizie: gli ospiti ne possono usufruire liberamente, senza doverlo condividere con nessuno. All’ombra di un fico e di un carrubo secolare, si chiacchiera, si riposa, si prende il sole. O anche, ci si perde nei pensieri ammirando le ninfee della fontana. Il tempo intanto va, seguendo un ritmo tutto suo e disegnando intorno agli ospiti un’oasi di quiete e di bellezza.

Intorno, numerose opportunità di piacere e di scoperta: il borgo di Savelletri e i suoi pescatori, il Canale di Pirro e le sue vigne, la Selva di Fasano e la sua vista spettacolo. E poi, poco oltre, Alberobello, Cisternino, Polignano a Mare e tutte le meraviglie che la Puglia racconta al mondo da sempre.

Il punto è un altro, però. Perché è facile entrare alla Masseria Trappeto del Re. Difficile, tanto, è uscirne.

Per informazioni: http://www.masseriatrappetodelre.it/home_ita.html

 

 

 

 

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Al Salone del Mobile 2016 va in scena la celebrazione dell’italianità.

By 16 aprile 2016 A Ruota Libera

Salone del Mobile 2016. Comanda il Made in Italy più autentico.

Mobili icona, firme storiche, heritage che affondano le proprie radici nel tempo, nel talento e nel territorio italiano: al Salone di Milano 2016, chi ce l’ha sfoggia tutta la propria italianità. Da Vico Magistretti a Gaetano Pesce, da Mario Bellini a Piero Bottoni, dalla Puglia al Veneto, da Livigno a Sorrento, è tutto un viaggio in un patrimonio nazionale che mai come oggi è capace di parlare il linguaggio del presente e di ispirare rinnovata modernità.

Sarà che la bellezza, quella vera, non conosce il passare del tempo. Sarà il bisogno di certezze e rassicurazioni. Sarà pure che a guardare certe creazioni ci si stupisce ancora come un secolo fa. Ciò che salta agli occhi è che, al di là di provocazioni più o meno furbe (che trionfano soprattutto tra gli eventi del Fuori Salone) ciò che resta nella mente a fine giornata sono ancora loro: i protagonisti della storia italiana del design e dell’arredamento.

valeria canavesi salone 4Zanotta, Cassina, Riva 1920. Poliform, Kartell, Meritalia, Lago. Natuzzi Italia, Poltrona Frau, Valsecchi 1918. Ogni stand è una tappa che esprime alta artigianalità, conoscenza dei materiali, creatività funzionale, sapienza nel cuore e nelle mani. Un patrimonio che mai come in questa occasione si palesa a ogni passo, liberi da certe soggezioni provinciali a cui noi Italiani cediamo con facilità quando calchiamo palchi internazionali.

Chi scrive è consapevole che sarebbe troppo semplicistico ridurre il Salone del Mobile 2016 a uno show off dell’italianità. Eppure è proprio in questo contesto, capace come pochi altri di radunare in Italia il mondo intero, che si palesano con fierezza il valore, il prestigio e la qualità del Made in Italy più autentico.

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Nel Cilento. Invito al viaggio in un territorio spettacolare.

By 5 aprile 2016 EBOOKS

Nel Cilento è un ebook dedicato a un luogo unico, capace di sorprendere e tramortire.

Per smartphone, tablet, pc: scarica e acquista su Book Republic & Mondadori Store

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Per iPad & Mac: scarica e acquista su iTunes

Potete anche non partire, sarà la lettura a portarvi via. Nel Cilento è un invito al viaggio che vi accompagna passo passo alla scoperta di un territorio potente, capace di stupire come pochi altri, diventato Parco Nazionale prima e Patrimonio Unesco poi. Centinaia di foto, link, dritte e ricostruzioni storiche si aggiungono a una narrazione suggestiva come i luoghi che vengono raccontati.

Dal mare alle foreste, dalle spiagge alle nevere del Cervati. Dai baroni Sanseverino al brigante Tardio, dalla dieta mediterranea alle grotte di Castelcivita. Dai templi di Paestum alla Certosa di Padula, dai fiumi portentosi alle cascate di muschio. Nel Cilento è un libro che viaggia su e giù per strade e tornanti, delineando un percorso che segue le leggi della storia e della natura, riservando tuffi al cuore e svariati colpi di scena.

Nel Cilento è una guida per chi si vuole godere il viaggio anche di persona: alle informazioni di tipo generale aggiunge segnalazioni di locande meraviglia, resort seicenteschi, eccellenze del territorio ed esperienze autentiche, davvero lontane dai cliché che spesso accompagnano i racconti di questo territorio unico.

Il libro è dedicato al sindaco pescatore Angelo Vassallo, che più di tutti comprese il valore del Cilento.

cilento cover

INCIPIT

E’ un pugno, il Cilento. Un pugno di pietra conficcato tra il mare e la pianura. 

Il colpo arriva secco: qui comanda Madre Natura e non ammette discussioni. Si impone con la potenza delle sue foreste, delle sue dolomiti infilzate sulla costa o tra le montagne. Con le grave, gli orridi e gli inghiottitoi, aperti come brecce nella roccia da fiumi fieri, che non ubbidiscono a nessuno.

Grotte, dirupi, scogli a finestra. Faggete secolari, tramonti roventi, borghi rapaci.  Memorie di miseria e nobiltà, covi di briganti.  Strade ritorte al passo di santi, filosofi, eroi e assassini.

E’ un pugno, il Cilento. Puoi schivarlo e correre via, abbandonando il campo. Oppure puoi restare, sfidando le emozioni, la fatica, il batticuore. E lasciarti tramortire.

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Al Sacro Monte d’Orta. Viaggio tra natura, arte e spiritualità.

By 23 gennaio 2016 Sbagliando Strada

Sull’altura sopra Orta San Giulio c’è il Sacro Monte d’Orta: un luogo d’incanto, dedicato a San Francesco d’Assisi.

Una Riserva Naturale. Un parco di faggi, querce e agrifogli. Un panorama da cartolina sul Lago d’Orta. Siamo al Sacro Monte di Orta, dove il tempo si è fermato e dove, una volta entrati, viene spontaneo alzare lo sguardo e abbassare subito la voce.

Il luogo è diventato Patrimonio Unesco nel 2003 e fu progettato dall’architetto cappuccino Cleto da Castelletto Ticino su commissione dell’abate Canobio come connubio ideale tra fede e natura, dedicato ai pellegrini di ogni tempo e classe sociale. La devozione a San Francesco si esprime in 21 cappelle collocate nel parco, che le circonda e protegge attraverso un percorso suggestivo che si snoda tra alberi, colori e profumi di bosco.

Ogni cappella è dedicata a un momento della vita del Patrono d’Italia, forse il santo più venerato di tutti: la sua nascita, la sua conversione e la sua storia sono raccontate in ogni cappella attraverso scene di grande effetto, comprensibili anche ai fedeli non istruiti del tempo. Ogni fase della vita di san Francesco è accuratamente ricostruita con dipinti e statue in legno ad altezza naturale, in taluni casi presenti in grandi quantità (come nella scena dedicata alla visita al Papa, dove si contano decine e decine di statue diverse). L’inizio dei lavori si data al 1590, ma costruzioni e allestimenti si protrassero per più di un secolo: questo spiega la differenza di gusto e riferimenti stilistici tra una cappella e l’altra, a cui lavorarono di volta in volta vari artisti, e anche artigiani locali.

Passeggiando tra un tempietto e l’altro si viaggia un po’ anche dentro se stessi: la natura induce al silenzio, alla riflessione, alla contemplazione. Tra alberi centenari e viali ombrosi, si aprono scorci meraviglia sul Cusio: l’Isola di San Giulio trionfa in mezzo al lago, ma si riconoscono con facilità anche i paesi della sponda occidentale (Pella, Cesara) e il Santuario della Madonna del Sasso, che svetta sul suo sperone eterno di roccia e granito. Indubbio il valore del parco anche in termini paesaggistici e naturalistici, motivo per cui il Sacro Monte d’Orta è diventato Riserva Naturale nel 1980.

L’invito è alla scoperta: a sole due ore da Milano si entra in una dimensione di bellezza e quiete, concedendosi una pausa da dedicare a se stessi, al paesaggio e – ancora una volta – all’incredibile ricchezza del nostro Paese.

Orari & Informazioni: www.sacromonte-orta.com

 

 

 

 

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Betulla. La dama bianca.

By 3 dicembre 2015 Alberi Maestri

La betulla è un albero di luce, elegante e misterioso: una vera signora del bosco.

La betulla è un albero affascinante, che attira da sempre le attenzioni dell’uomo. La sua corteccia bianca è il segno particolare con cui la si impara da bambini e poi non la si dimentica più. E’ la dama del bosco, grazie al suo portamento elegante e alle sue forme  slanciate e aggraziate, mai troppo alte, né troppo invadenti. Ama stare in compagnia, e non è raro trovarla nelle cerrete, nelle faggete e anche tra i larici e i pecci.

betulla valeria canavesi 2La betulla è un albero del freddo, che accompagna i paesaggi del Nord dal circolo polare artico fino agli Appennini. La troviamo nelle illustrazioni delle fiabe russe, accanto alle isbe o nelle tundre coi lupi; per gli sciamani siberiani è l’albero cosmico: la pianta della vita. Compare tra le piante di San Giovanni e del solstizio d’estate, perché le corone dei suoi rami esposte fuori dalle porte proteggevano stalle e proprietà dagli spiriti del male.

Predilige il fresco, e al vento sa far suonare le sue foglie a forma di cuore. E’ leggera e sinuosa, ma anche incredibilmente resistente: può sopportare temperature rigide, anche sotto i 20°C. L’aspetto non vi inganni: il suo legno vibra e batte come i bastoni dei pastori ed è tra i pochi adatti a fare da traverso nelle slitte; le sue radici sono possenti, tra le più forti nell’imbracciare il terreno scosceso di scarpate e pendii. La betulla possiede anche proprietà drenanti e diuretiche: le sue foglie, i suoi germogli e la sua corteccia sono utilizzati da sempre per tisane dagli effetti benefici e purificatori, che la resero famosa nei secoli scorsi con l’appellativo di Pianta renale d’Europa.

Mauro Corona la definisce “la regina del bosco” e Mario Rigoni Stern, nel suo Arboreto Selvatico, ne parla così: “Delle betulle non capivo la bellezza; vicino a loro giocavamo in primavera quando scioglieva la neve, senza alzare gli occhi ai loro rami celestiali. E l’uso dei nostri antichi, che a maggio manifestavano il loro amore alle ragazze del villaggio con rami di betulla appena sbocciati posti davanti agli usci delle loro case, si è perduto a contatto con la civiltà mediterranea.”

Si presenta in varie specie: c’è la Betula pubescens, pendula verrucosa; si trova quella alba e anche quella nigra. Sull’Etna c’è la Betula aetnensis, specie endemica dalle dimensioni più ridotte. In Italia cresce sulle Alpi e tra gli Appennini: gli esemplari più maestosi si stagliano nei cieli di Merano, a ridosso del fiume, e a Burano, nei pressi dell’imbarcadero. Betulle monumentali sono sul Monte Ferro (in provincia di La Spezia) e al Pian delle Betulle, in Alta Valsassina (in provincia di Lecco). Alla Caldara di Manziana, nel Parco Naturale di Bracciano, si trova un relitto post-glaciale di questi alberi candidi, insolitamente presenti a queste latitudini. Purtroppo, come tutte le cose belle, la betulla ha vita breve e difficilmente supera i 60/70 anni di età.betulle valeria canavesi

Nome: vari, a seconda delle specie

Famiglia: Betulaceae

Curiosità: dalla sua linfa zuccherina si ottiene, dopo apposita fermentazione, una bevanda chiamata Birra di Betulla

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